

Le cosiddette “cripte” del duomo sono una struttura architettonica peculiare, formata da colonne e pilastri collegati da grandi archi ogivali.
L’origine e la funzione di questa struttura sono incerte. Secondo alcuni studiosi questo corpo architettonico era parte della prima costruzione, una pieve longobarda dedicata ai santi Gervasio e Protasio ed edificata nel corso del VI e VII secolo. Tale chiesa, che si trovava al livello della piazza pubblica, si ingrandì poi nel corso del Medioevo ed assunse caratteri romanici. Secondo altri studiosi, la “cripta” fu costruita in questo periodo come una loggia per i pellegrini che giungevano a Castel della Pieve percorrendo la via Romea germanica di Stade. La loggia porticata poteva essere un riparo coperto per questi viandanti. Non è escluso che possa trattarsi di una loggia della mercanzia, un luogo di esposizione delle produzioni artigianali del luogo. Comunque, il corpo architettonico era comunicante con l’esterno attraverso una serie di arcate. Questo è testimoniato dagli Statuti cinquecenteschi di Castel della Pieve che riportano una norma riguardante la pulizia del castello che vietava di fare sporcizia sotto le volte di San Gervasio e sotto i portici. Il riferimento rimanda chiaramente ad arcate aperte verso l’esterno.
Inoltre tale struttura ad archi congiungeva la chiesa dei santi Gervasio e Protasio con una piccola chiesa vicina, dedicata ai Santi Bernardo e Agata. Rappresentava quindi un collegamento unificante.
Nel corso del 1500 avvennero importanti trasformazioni: la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio divenne Collegiata, cioè una chiesa con un collegio di canonici che amministravano beni e svolgevano importanti funzioni sia religiose che sociali. Fu innalzata rispetto al livello della piazza attraverso la costruzione di una scala di accesso ed il soffitto della cripta fu tagliato dal nuovo pavimento che mozzò le ogive delle arcate.
Nel 1600 Castel della Pieve fu elevato a città in seguito alla costituzione della Diocesi. La chiesa collegiata divenne la Cattedrale di Città della Pieve e fu al centro di una ristrutturazione generale: la chiesa dei santi Bernardo e Agata fu adibita a sacrestia ed il presbiterio fu ampliato e posto al centro, proprio sopra lo spazio della “cripta”. Questo portò a ulteriori trasformazioni nel piano sottostante dove, verosimilmente, furono operati tamponamenti e chiusure.
L’architettura che oggi ammiriamo, sezionata in più stanze con interventi di muratura, ospitava un unico ciclo di affreschi, oggi quasi totalmente perduto, che, con ogni probabilità, ricopriva nella sua interezza tutto lo spazio.
Tali frammenti pittorici sono a tutt’oggi oggetto di studio e sono stati datati alla metà del XV secolo e probabilmente attribuiti a Benozzo Gozzoli ed alla sua scuola. Confrontando la produzione all’interno della Cappella di san Brizio nel Duomo di Orvieto, iniziata dal Beato Angelico e proseguita in parte dall’allievo Benozzo, è possibile il raffronto tra i cartoni decorativi floreali delle costolonature delle vele sulle volte della sopradetta Cappella con quello presente sull’estradosso del mezz’arco presente nelle “cripte” del Duomo.
I recenti restauri hanno aperto un collegamento diretto dalla Chiesa, attraverso la sala che costituiva l’antico Cemeterium
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