





La Concattedrale dei SS. Gervasio e Protasio è l’edificio di culto più antico di Città della Pieve.
Pieve nel Medioevo, Collegiata prima del 1600, poi Cattedrale della neonata Diocesi, sorge oggi al di sopra delle fondamenta dell’antica Pieve ed i lavori di restauro terminati all’inizio del 2014 hanno lasciato in vista, sulla destra della navata principale, resti di antichi pilastri e di ambienti sotterranei
Nel “Liber pontificalis” di Anastasio Bibliotecario (l’Antipapa Anastasio III), risalente al IX secolo, è riferito che Vestina, matrona romana di stirpe senatoria vissuta nel IV secolo, possedeva molti terreni sia nella zona di Castel della Pieve che nel territorio di Fondi.
Essa aveva venduto questi terreni per edificare a Roma una chiesa dedicata ai Santi martiri Gervasio e Protasio, conosciuta oggi con il nome di San Vitale.
In entrambe le località esistono chiese dedicate a questi due Santi, probabilmente di genesi comune legata in qualche maniera alla matrona.
Senza alcu dubbio, comunque, il culto dei SS. Gervasio e Protasio esiste da tempo immemorabile nel nostro paese, mentre alcuni storici ipotizzano che la cattedrale sia stata edificata sul luogo dell’antica pieve che nacque e si sviluppò fra l’VIII e il IX secolo.
La prima costruzione risale al secolo VIII d.C. e forse si sviluppò intorno al primitivo nucleo originario. Successivamente fu ricostruita con accenni decorativi di gusto gotico nel secolo XIII e di tale periodo rimangono gli ambienti ipogei sotto l’altar maggiore, parte della facciata, su cui si leggono una serie di arcatelle gotiche, e la parte inferiore dell’adiacente Torre Civica, con una successione di bifore, trifore e quadrifore.
Fu completamente rinnovata nel XVI secolo, rialzato il pavimento e costruita la scala esterna; nel 1574 venne rinnovata l’abside e fu riconsacrata nel 1584.
Nel 1667 il tetto a capriate crollò e fu sostituito con una volta a mattoni nel 1679.
Dal 1693 al 1708 vennero costruite le cappelle laterali, compresa quella del SS. Sacramento e portati a termine gli stucchi condotti dai Fratelli Cremoni.
Nel novembre 1738 si iniziarono i lavori dell’attuale campanile, protrattisi per molti anni.
Nel 1783 un fulmine danneggiò irreparabilmente gli affreschi del Pomarancio nella tribuna, mentre il suo arco, gravemente deteriorato, venne restaurato nel 1820.
L’organo posto sulla parete di fondo della chiesa venne invece costruito nel 1826 da Aldebrando Fedeli, esponente di una storica famiglia di organari marchigiani proveniente dalla località appenninica di Serravalle di Chienti. Nel biennio 2018-2019 lo strumento è stato restaurato dalla Pietro Corna Organi di Leffe (BG), riconosciuta a livello nazionale per “… gusto, raffinatezza nell’intonazione, rara ed acuta sensibilità espressa nel fare proprie e rimettere in luce le qualità timbriche e sonore dei diversi organi ‘storici’ presi in esame e condotti a restauro, capacità di profonda immersione personale (e quasi vera e propria «identificazione») nel mondo sonoro e nella ‘parlata’ rispettivamente dell’autore dello strumento… “
Dopo l’avvento del Regno d’Italia la chiesa rischiò dapprima di rimanere isolata al centro della piazza a causa di uno dei primi Decreti Pepoli che autorizzava la demolizione delle costruzioni ad essa addossate, poi di essere interessata da un pesante restyling (“Chiese leonine”) dovuto ad un progetto redatto all’epoca del Cardinal Pecci (poi Papa col nome di Leone XIII), poi mai realizzato.
Nel 1895 fu realizzata la totale pavimentazione in marmo e venne affidata al decoratore piemontese Annibale De Ubertis la realizzazione accanto all’organo di 2 pitture raffigurante storie del Beato Giacomo Villa e di S. Margherita da Cortona.
Il pavimento venne poi sostituito dall’attuale intorno al 2010, con la conseguente scoperta di una vasta area sepolcrale interessante l’intera navata.
Il restauro del 1895
“… Nel 1895 si fece la pavimentazione in marmo e furono decorate le pareti e la volta. Il lavoro fu affidato ad Annibale Ubertis, il quale dipinse pure le figure dei Santi protettori sul volto della chiesa, le tre virtù teologali, i due quadri ai fianchi dell’organo rappresentanti l’uno “Margherita da Cortona” e l’altro “Il corpo del Beato Giacomo”.

